Sir_Safety_Perugia

Volley Maschile A1 -Paropagelle di Perugia-Piacenza. E siamo sull’1-1

Volley Maschile A1 – Ora i Block Devils sanno cosa significa avere 4300 paia di occhi puntati addosso, e sanno riconoscere il boato di 4300 voci che esultano. Ora lo sanno perché hanno vinto, finalmente al nono tentativo, contro quella che finora era stata la loro bestia nera, la Copra Elior Piacenza per una partita che vale la parità (1-1) nella serie di semifinali che porteranno alla finale scudetto.

Oltre due ore di gioco per risolvere l’enigma Copra che, dopo un avvio incerto e in salita – sotto 2-0-, ha ribaltato la partita vincendo il terzo e il quarto set affilando armi e mettendo in campo tutto l’agone di cui dispone.

 

L’architettura di Perugia.  Come fosse un grattacielo, Kovac ha scelto di puntare sull’altezza dei suoi giocatori, e ha schierato in campo Mihajlo Mitic al posto di Paolucci al palleggio, e preferito Barone titolare al centro al posto di Semenzato. Per il resto le architravi sono quelle solite: Vujevic e Petric in banda, Buti al centro e mister Trofeo Gazzetta 2014, Atanasijevic.

La Sir Safety ha costruito la vittoria dei primi due set aggredendo fin dalle prime battute la ricezione di Piacenza, basta guardare il tabellino di Marra per farsi un’idea (38% di positiva e 17% di perfetta), e costringendo De Cecco ad un gioco meno fantasioso del solito. Al contrario la ricezione di Giovi e compagni è stata a tratti perfetta (75% in secondo set) e con questa sicurezza Mitic ha avuto di che divertirsi con i suoi attaccanti che nei primi due parziali hanno messo a terra 58 palloni. Contenuti, come sempre, gli errori: nel complesso sono state sbagliate 15 battute e appena 8 attacchi. Fra tutti Petric è quello che ha subìto di più il super muro di Piacenza – alla fine saranno 19 i punti diretti – beccandone 6, ma ha compensato il suo compagno Vujevic, per il quale vale sempre di più la definizione di ‘la pallavolo’, che con 10 punti (2 ace nel primo set) e un sontuoso 58% in ricezione ha illuminato la serata.

 

L’ingegneria di Piacenza. La Copra gira come una macchina che ha fatto centinaia di chilometri e sembra sapere da sola dove deve andare. Al Pala Evangelisti però tutta questa sicurezza non è bastata, infatti al netto dei numeri che dicono 19 muri, 12 ace e un totale di 109 punti (4 più di Perugia) non hanno vinto. Perché? Nella lista dei non presenti in campo ci va messo Vettori, due errori in attacco ad inizio partita e via in panchina, salvo qualche rientro flash al servizio; Marra ha faticato tanto contro la battuta di Perugia e sebbene De Cecco sia un mago al palleggio, il 34% di Le Roux (in campo al posto di Vettori) e il 29% Kaliberda dicono che di spazi ne hanno trovati pochi. A salvare Copra e cavoli ci hanno pensato il capitano Zlatanov – tra i migliori -, e Simon. La sua serie al servizio sul finale del terzo set con 4 ace è come accendere la luce mentre dormi e sogni, uno shock. Infine, anche nel quarto, il centrale – questa volta insieme a Kaliberda -, ha confezionato il 2-2 per Piacenza, portando la partita al quinto set.

 

Quando un architetto incontra un ingegnere, c’è chi dice che vincerebbe l’ingegnere perché lui sa come si costruisce, ma se l’architetto di mette l’estro e la determinazione, l’ingegnere non ha scampo. Così come non ce l’ha avuto la Copra che, in vantaggio 5-1 al tie-break, e 8-6 al cambio campo, si è lasciata rimontare da Perugia. Effettuato l’aggancio, l’ultima manciata di punti è stato un esaltante punto a punto: gli occhi hanno ancora impresso il muro di Barone su Simon (12-11) – unico della serata, e bisognerebbe vedere nel campionato -, poi ancora un primo tempo del centrale calabrese (15-14) e la stoppata finale di Buti sempre a muro su Le Ruox. 16-14, per gara 2 può bastare.

 

Avendo parlato di costruttori e affini, le paro pagelle sono ispirate alle 7 (ma non erano 8 ?!?!) meraviglie del mondo antico.

 

Pubblico. Si dice che oltre alle sette canoniche esista un altro titolo da poter assegnare per quella costruzione che si avvicina, per bellezza ed eccezionalità, alle altre. I 4300 spettatori della semifinale meritano questo riconoscimento. Il pubblico del Pala Evangelisti, composto sia da tifosi della Sir Safety che da quelli della Copra Elior, ma anche da semplici appassionati, ha solo sostenuto le squadre e, anche quando la tensione è salita, non è volato un solo grido che non fosse di incitamento. Perugia è una città accogliente che sa rendere ogni beniamino un idolo e si appassiona ai successi ma è grata dello spettacolo anche nel caso di sconfitte. Il ‘cuore di Perugia’ come canta l’inno ufficiale della Sir Safety, è esploso dopo il punto finale di Buti, l’ottavo in campo per i Block Devils, e quindi #OttavaMeraviglia.

 

 

Goran Vujevic. Prestazione da vero campione, guida morale e tattica della squadra;  ‘Lupo’ è irripetibile, ogni volta una magia che non hai ancora visto. In doppia cifra nel tabellino, 10 punti preziosi, due ace importanti e una ricezione da manuale fanno di Vujevic un elemento che sa garantire alla Sir Safety un’abbondanza in seconda linea e una grande varietà in prima. Come capitano ha il compito di chiamare il video-check e anche in questo è stato eccellente: la chiamata nel quinto set per un’invasione a rete non vista dalla coppia arbitrale e il punto dato a Perugia, ha significato il 6-6, un’iniezione di fiducia fondamentale. Vujevic è un esempio, impareggiabile e una ricchezza della pallavolo internazionale, peccato davvero che come lui non e fanno più! #GiardiniDiBabilonia (Iraq)

 

 

Simone Buti. Perché a lui il titolo di migliore? Perché ci ha creduto fino in fondo, non ha mai staccato la spina – tranne forse nel terzo set quando tutti erano al minimo -, e la sua tenacia è stata viva in tutta la partita. 10 punti, 80% in attacco, un solo errore al servizio, un ace, e quel muro finale che vale oro. Ah, gli è scappata anche una ricezione positiva, valli a capire i centrali! Se Cannibal è il suo soprannome è facile intendere che la sua fame di palloni è costante, è un cacciatore: in primo tempo o a muro, lui come può la mette giù.  #TempioDiArtemide (Turchia)

 

Aleksandar Atanasijevic. Se a fine partita gli chiedessero anche di smontare il taraflex credo che lo farebbe, tanta energia ha in corpo l’opposto della Sir Safety. Non ha più niente da chiedere al campionato (non è vero, ma non lo diciamo!), ha già il titolo di migliore al primo anno in A1 (Trofeo Gazzetta) e ogni volta che il pallone arriva a lui nell’altra metà campo sanno che saranno guai. Un misto di follia e genuinità, forza fisica e tecnologie avanzate, Aleks è stato il miglior realizzatore con 24 punti, una pila di mattoni costruita con 20 attacchi/punto e 4 muri; non ha fatto nessun ace ma ha battuto forte, fortissimo. E’ la luce nelle notti di burrasca, se lui è in palla la partita va in porto. #FaroDiAlessandria (Egitto)

 

Rocco Barone. Un giorno lo racconterà ai nipoti: “Un giorno ho murato Simon, uno dei centrali più forti del mondo!”, e c’è da sperare che se c’è stata una prima volta, poi arrivi anche la seconda. A parte il block sul cubano (12-11, quinto set), Barone ha offerto una prestazione personale di altissimo livello con 9 punti, 8 in attacco e un muro, unico ma ‘del  peso’ si direbbe qui. I suoi turni di battuta sono stati sempre efficaci, ha sbagliato solo una volta, la gloria per una volta ci sta tutta. Adora ed è adorato dal pubblico, è un altro pezzo da novanta della Sir Safety, vederlo giocare suscita stupore per i grandi passi in avanti fatti e visibilio per certi numeri. Gli costruiranno una statua?! #StatuaDiZeus (Grecia)

 

Robertlandy Simon. Da solo vale la metà della forza di Piacenza, che senza sarebbe un’altra squadra. Immarcabile per tutta la partita, 85% in attacco con 11 punti, 4 muri e 5 ace – di cui quattro in un turno solo di servizio -, lo avrebbero reso MVP se la Copra avesse vinto. Se le cose non vanno bene lui più cambiare l’andamento di un set, può essere la miccia per la detonazione finale. #ColossoDiRodi (Grecia)

 

Hristo Zlatanov. Il capitano della Copra torna in campo per sostituire Papi, si trova bene e ci resta per tutta la partita. Gioca bene, molto, in attacco con quella palletta a spizzare il muro che potrebbe portare il suo nome tanto l’ha reso famoso, fa parecchi punti; con il 54% in attacco è il migliora, poi correda con un ace e un muro per un totale di 15 punti. L’esperienza lo porta a saper gestire situazioni difficili e lui ne esce a testa alta, Monti sa che forse (forse) in panchina sta più scomodo che in campo. #MausoleoDiAlicarnasso (Turchia)

 

Luciano De Cecco. Come definireste un palleggiatore che fa 7 punti?! Non ci sono termini di paragone per De Cecco che sa letteralmente nascondere il pallone al muro e smistare di conseguenza come e dove vuole. Con una ricezione da rivedere ha faticato molto più che in gara 1, ma ha strumenti che lo faranno resistere nel tempo nel circolo dei migliori alzatori.  Lui resiste alle intemperie e padroneggia sotto rete – tre muri e due tocchi di seconda -, un fuoriclasse. #PiramideDiCheope (Egitto)

 

SIR SAFETY PERUGIA – COPRA ELIOR PIACENZA 3-2 (25-22; 25-23; 15-25; 21-25; 16-14)

SIR SAFETY PERUGIA: Mitic 2, Atanasijevic 24, Buti 10, Barone 9, Petric 13, Vujevic 10, Giovi (L), Paolucci, Della Lunga, Cupkovic. NE Semenzato, Fanuli, Della Corte. All. Kovac.

COPRA ELIOR PIACENZA: De Cecco 7, Vettori 3, Simon 20, Fei 6, Papi 4, Kaliberda 10, Marra (L), Tencati, Zlatanov 15 NE Smerilli, Partenio, Husaj. All. Monti.

ARBITRI: Pasquali, Bartolini.

DURATA SET: 29′, 28′, 24′, 28′,22′; tot: 2 h 11 m.

SPETTATORI: 4300

PERUGIA: 15 b.s., 3 ace, 52% ric. pos., 32% ric. prf., 46% att., 8muri.

PIACENZA: 19 b.s., 12 ace, 34% ric. pos., 16% ric. prf.,

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