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Gi Group Monza-Lube Civitanova. Le paropagelle a tema Narcos

Di Sabina Grixoni

Diciamoci la verità, il pronostico era facile facile. Alla Gi Group Vero Volley Monza sarebbe servito un miracolo per riuscire a portarsi a casa qualche punticino dal big match di apertura campionato con la Cucine Lube Civitanova.

I marchigiani non faticano infatti a chiudere la pratica in 3 set veloci veloci.

Un piccolo problema tecnico a inizio primo set obbliga le squadre ad uno stop dopo appena un punto. La pausa ci regala un’emozionante performance di un infogatissimo Kaliberda in versione soldato Ryan, che ci delizia con una serie da centordici flessioni ad alto contenuto di testosterone.

Alla ripresa del gioco i marchigiani partono a bomba. Juantorena e Stankovic fanno ciò che vogliono. Il muro di Monza sembra più impegnato a cercare farfalle per aria, il servizio è inconsistente e gli schiacciatori sono rimasti negli spogliatoi. Insomma, ‘na tragedia. Il set viene chiuso 14-25.

Nel secondo parziale Monza abbozza a una tiepida reazione e la partita si fa più interessante. Lavora bene Fromm da posto 4, e ancor meglio dai 9 metri. Beretta si fa notare, e non solo per il look da Cast Away che fa tanto bello e tenebroso. Il gioco di Monza scioglie gli ingranaggi e inizia a dare del filo da torcere ai ragazzi di coach Blengini. Non abbastanza però. I marchigiani mettono in saccoccia anche il secondo set, chiuso 23-25.

Lube Civitanova Volley
Il libero della Lube Civitanova Jenia Grebennikov. Ph. Elena Zanutto

L’ultimo parziale è un lazzaretto. Monza alza bandiera bianca. Jovovic si crede già negli spogliatoi a darsi un’altra passata di gel alla cresta mentre Fromm cerca di ordinarsi dal tablet una nuova fornitura di proteine geloso del quadricipite di Verhees. Juantorena butta giù mine, e Stankovic … beh, Stankovic è semplicemente Stankovic. Terzo set chiuso 15-25 e si torna a Civitanova a punteggio pieno.

Per le Paropagelle di questo match il tema è quello di una delle serie tv più FICHE degli ultimi anni. Narcos. Una bellissima docu-serie ispirata alla vita di Pablo Escobar, terribilmente affascinante protagonista del narcotraffico colombiano e padrone del cartello di Medellin. Una robetta leggera insomma.

 

Dragan Stankovic: il capitano duro e puro. Bello, tenebroso, non ha paura ad usare le maniere forti, quando serve, uno “vecchia scuola” insomma. Ma sempre rispettoso. Per noi lui è l’agente della Dea, #JavierPeña

Osmany Juantorena: un mercenario? Forse. Fatto sta che indossare la maglia della Lube, la super favorita della scorsa stagione, non gli ha portato poi tanta fortuna. Astuto, malefico ma decisamente efficace, per noi lui è l’avvocato #FernandoDuque.

Antonio Corvetta: il regista oscuro, spesso ingiustamente sottovalutato, colui che lavora da dietro le quinte per manovrare la squadra. Proprio come fa #Tata, la moglie di Pablo Escobar.

Tsvetan Sokolov: un cecchino, fedele al suo padrone, mette a terra 16 punti ed è il secondo miglior realizzatore del match. Per noi lui è #laQuica.

Nikola Jovovic: vorrebbe ma non può. La ricezione non gli permette di aprire il gioco e così si ritrova a tentarle tutte, con pochi risultati. Il cuore puro e il sorriso da eterno sognatore ci ricordano tanto il #PresidenteGaviria. 

Grebennikov Jenia: un esercito intero formato tascabile. Il libero francese si conferma una certezza, proprio come il capitano #HoracioCarrillo

Ph. Elena Zanutto

 

 

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