Il Procuratore Federale Alabisio dice la sua sulla vicenda Milano/Siena

Riceviamo e Pubblichiamo- Proponiamo di seguito un comunicato in cui il procuratore federale Roberto Alabiso dice la sua rispetto alla vicenda Armani/Siena e ribatte in particolare a un articolo comparso sulla Gazzetta dello Sport.

Il testo completo

Non esistono segrete nei Palazzi romani, né dependance ad assetto geografico variabile. L’aria che si respira nelle stanze della Giustizia Sportiva della Federbasket è quanto mai salubre e per nulla rancida o maleodorante. In più di venti anni in Fip il sottoscritto, passando attraverso tre Presidenti e due Segretari Generali, ha sempre visto riconosciuto come limpido il proprio operato, svolto sempre in maniera specchiata e cristallina. Quanto riportato in alcuni commenti pubblicati sulla Gazzetta dello Sport a firma Franco Arturi non solo non possono non provocare il mio sdegno nei confronti di tali e tante imprecisioni che rasentano la mistificazione dei fatti, ma mi spingono anche a dover replicare per il bene della verità, ovvero ciò che sempre deve perseguire il Procuratore Federale nelle vesti di Pubblico Ministero.

Nel commento alla vicenda Milano/Siena pubblicato domenica scorsa 21 ottobre si legge che “la Commissione Giudicante, in secondo grado, da una parte smentisce il lavoro del Procuratore Alabiso …”. Falso: la Commissione Giudicante, in data 19 ottobre ed in composizione monocratica, ha rigettato in toto il ricorso di Milano confermando, in sostanza, quanto deciso dalla Procura con l’archiviazione dell’indagine. Non esiste dunque attività fraudolenta o illecita di condizionamento e ciò non fa che accogliere in maniera completa le tesi della Procura Federale.

Va da sé che Milano non può in alcun modo vedersi “riconosciuta buona parte di fondatezza del suo esposto”. Quanto all’ipotesi formulata dalla Commissione Giudicante, in composizione monocratica, è e rimane una valutazione personale che io rispetto ma che, secondo quanto emerso dal lavoro svolto dalla Procura, non ha trovato alcun riscontro certo.

“Si scopre solo tre anni dopo che c’erano gli estremi per un rinvio a giudizio: perché non si è voluto indagare a fondo fin dal 2009, evitando i rischi della prescrizione che è un modo per definire la sconfitta di un sistema?” si legge nell’articolo di Arturi. Ebbene, le indagini sono state condotte con scrupolo non solo da noi ma dalla Procura di Reggio Calabria, che non ha ravvisato, all’epoca, elementi utili per configurare reato di frode. Prova ne è il fatto che le numerose persone ascoltate sono state solamente lambite dall’indagine.

In quanto alla presunta scarsa o nulla serietà dell’inchiesta giova ricordare come il sottoscritto abbia percorso l’Italia in lungo e in largo per ascoltare, come riportano altri quotidiani sportivi, ben 14 persone. E’ stato dunque fatto quanto in nostro potere per il corretto svolgimento dell’inchiesta e vale la pena ricordare come la Procura Federale abbia concluso la stessa nell’arco di 60 giorni anziché nei 90 previsti.

Compromessi politici non sono mai stati fatti. Mi corre l’obbligo di ribadire, con forza, l’indipendenza, l’autonomia e la terzietà dell’intera Giustizia Sportiva in generale e di quella della Federbasket in particolare facendo riferimento alle parole del Presidente del Coni non più tardi di qualche giorno fa: occorre rispettare i giudici, gli arbitri e quanti sono preposti al rispetto delle regole, altrimenti sarà solo caos.

Roberto Alabiso
Procuratore Federale

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